Calabrò come Giovanni Battista prega per la banda larga

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Liquidi, Veloci, Mobili. Contenuti Digitali e Risorse per la Conoscenza“, un convegno tenutosi al Cinema Adriano di Roma il 6 ottobre, organizzato dalla Fondazione Luca Barbareschi. Nell’incontro si è discusso del futuro della Rete e dei contenuti che vi transitano; vediamo cosa ne è venuto fuori, anche se vi anticipo che la situazione non è rosea.


All’evento si è parlato dei nuovi fenomeni del Web, di come la rete ha influenzato la nostra cultura, ma anche di banda larga, che poi è l’argomento che più ci interessa. All’incontro erano presenti gli amministratori delegati di Wind e Vodafone, nonché il Presidente dell’AGCOM Corrado Calabrò.
 
L’intervento più interessante è proprio di quest’ultimo, che si è paragonato ad un famoso personaggio biblico: «Con la banda larga sono stato come Giovanni Battista, ho predicato nel deserto. Ora sono contento che se ne parli, ma il problema è metterci i soldi. Sono 15 miliardi per realizzarla e non si trovano […] Speriamo che si concretizzi con investimenti privati e pubblici e in primo luogo degli operatori. Spero di veder realizzata la larga banda entro la fine del mio mandato, tra due anni, perché non vorrei passare il cerino al mio successore che finirebbe sulla croce come il successore di Giovanni Battista». Calabrò si riferisce evidentemente al Piano Romani, di cui ho già parlato diverse volte, secondo cui servono degli investimenti per la promozione della banda larga.
 
I soldi, che in un primo momento sembravano disponibili, ora sembrano spariti: le cifre di cui si parlava, e che pare fossero addirittura già stanziate, sembrano essere state spostate verso altre destinazioni, prima verso L’Aquila e poi verso i vaccini per l’influenza. Calabrò conclude il suo intervento con queste parole: «Mi fa piacere che la banda larga in Italia sia invocata da più parti ma vorrei che ci fossero messi i soldi sopra, che è l’unica cosa che l’Agcom non può fare… Speriamo che la nuova rete si concretizzi con investimenti privati e pubblici ma che in primo luogo devono essere degli operatori».
 
Insomma, Calabrò ha detto: “ok i soldi dello Stato, ma prima di tutto devono essere gli operatori ad investire” (e mi pare anche giusto: alla fine sono loro che ci guadagnano).
 
Speriamo che gli operatori (ed alcuni erano presenti…) facciano tesoro della sua ramanzina, e che le sue parole non vengano portate via dal vento… ma a me sembra tanto una vana speranza.
Che dite, sono troppo pessimista?